Danzare Isolati. Logiche di affezione e pratiche discorsive urbane in Sieni, Sciarroni e Di Stefano

Stefano Tomassini

Abstract


La designazione di isolato è qui assunta nel suo doppio significato: in termini epistemici, archeologici e temporali, oppure architettonici e spaziali. Come aggettivo, rimanda all’essere appartato, separato da un gruppo e da un insieme, dunque nel tempo della solitudine e della esclusione dalla frequentazione, a contraggenio di un tempo invece collettivo. Come sostantivo si riferisce, piuttosto, a un edificio o gruppo di edifici circondati intorno da strade, dunque secondo un’idea di spazio iscritto dal suo circostante. L’idea di danzare isolati allude a una particolare prassi della frequentazione dell’alterità, attraverso la coreografia, in termini temporali (l’isolamento e la singolarità ma rispetto a un gruppo) e insieme spaziali (la relazione ai margini con ciò che è remoto). Non si tratta soltanto di una ricercata modalità compositiva ma di un paradigma interpretativo, un piano di lettura dell’azione. E si inscrive a partire dall’idea di affetto come una dinamica del desiderio all’interno di un sistema/arcipelago capace di manipolare significato e relazione e generare intensità. Il saggio documenta alcune strategie di occupazione dello spazio performativo attraverso modalità coreografiche “per isolati” — e che si affermano forse proprio come forme culturali dell’arcipelago — in alcune recenti performance contemporanee, quali la ‘messa in campo’ di Agorà Tutti di Virgilio Sieni (2013), lo studio sulla giocoleria UNTITLED_I will be there when you die di Alessandro Sciarroni (2013), la decostruzione della mente coloniale nelle incursioni geografiche e/o cartografiche di Michele Di Stefano in Il giro del mondo in 80 giorni per MK (2011) e, più recentemente, in Upper East Side per Aterballetto (2014).

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DOI: 10.6092/issn.2036-1599/4699

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