L’archiviazione e la diffusione di una tecnica coreica. Tracce dal Fondo Gianni Secondo

Emanuele Giannasca

Abstract


Una ricognizione delle tracce lasciate dal corpo danzante - considerato evanescente alla luce di una retorica dell'effimero - è resa possibile da documenti d'archivio che permettono la ricostruzione dell'oggetto proprio della danza in virtù di un'ontologia della traccia. I fondi d'archivio coreici rappresentano, così, una fonte imprescindibile nell'ambito della ricerca degli studi in danza. La stretta relazione tra corpo e pratica fa sì che uno studio sui sistemi di trasmissione delle tecniche coreiche renda possibile un recupero del corpo danzante. Questo saggio si propone di rintracciare nel Fondo Gianni Secondo della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino alcuni dei principali documenti relativi alle tecniche coreiche, offrendo così una panoramica sui diversi sistemi di trasmissione e sulla loro evoluzione storica nel secondo dopoguerra. Da questa breve mappatura si evince come la pratica prenda forma non solo da azioni corporee, ma anche da discorsi. Ciascuno scritto, infatti, riporta in modo diverso e secondo procedure differenti la trascrizione di quelli che Joëlle Vellet chiama i discorsi situati, ovvero quei discorsi che «accompagnano o condizionano la trasmissione» e che diventano «uno strumento per organizzare i saperi in memoria». Tale organizzazione di sapere segue processi e strutture diversi che vanno dai trattati - nei quali il discorso riporta le indicazioni procedurali di esecuzione dei singoli movimenti - a testi di carattere più divulgativo. Si tratta di documenti che, oltre a definire le caratteristiche peculiari di ciascuna tecnica, rappresentano un prezioso spunto di analisi teorica ed estetica, dal momento che mettono in luce il contesto socio-culturale che ha contribuito al divenire di una pratica.


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DOI: 10.6092/issn.2036-1599/4982

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