Lo Score: un algoritmo per investigare la Body Knowledge

Letizia Gioia Monda

Abstract


Sia in teatro che fuori dal teatro, cioè sia per il performer che per l’essere umano ordinario, il lavoro sul corpo, con il corpo in movimento rappresenta il primo e principale aspetto del lavoro su se stessi e, allo stesso tempo, costituisce la prima imprescindibile tappa nel cammino verso l’azione cosciente, quella che in teatro è l’“azione nella percezione”, il pensare-in-movimento. Questo pensiero cosciente, che nella sua elaborazione e per il suo significato coinvolge l’intero background della persona, è un azione che emerge solo quando il performer è presente e allo stesso tempo dinamicamente coinvolto interamente nell’ambiente: è quella coscienza percettiva che supera – perché integra - la pianificazione dell’azione con l’esecuzione della suddetta azione. Il pensare-in-movimento è un processo dinamico che non è possibile codificare: è un linguaggio che chiede di essere vissuto per poter essere compreso e appreso. Dunque, che cos’è lo Score? Un concetto, un metodo di movimento, uno strumento digitale? Forse è ognuna di queste cose. Lo score è un algoritmo necessario per leggere la danza dell’essere umano, acquisire informazioni e trasferirle in modo da procedere e far evolvere la conoscenza contenuta nella pratica coreutica. Lo score è il medium nel quale si edifica la tensione strutturante dell’uomo: un sito alternativo per comprendere l’istigazione potenziale del corpo umano e l’organizzazione delle sue azioni residuali. In questo articolo leggerò lo score come un cristallo: metafora del dinamismo formante insito nel movimento espressivo. Esporrò come tale cristallo sia il canale necessario per fa sì che si realizzi il contrappunto coreografico. Esplorerò cosa ciò significa per i coreografi coinvolti in Motion Bank - William Forsythe, Deborah Hay, Jonathan Burrows e Matteo Fargion – analizzando la connessione somatica tra i processi di dance-making e score-creation.


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DOI: 10.6092/issn.2036-1599/4987

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